Belial coltiva, tra gli altri, il vizio della scrittura. Ha scritto i romanzi Saxophone Street Blues (2008, Las Vegas) e Making Movies (2009, Las Vegas).

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domenica 21 marzo 2010

Making Movies su Paper Street

Ringraziamo Alessandro Re, che ha firmato una recensione di Making Movies su Paper Street.

lunedì 27 luglio 2009

Making Movies: Una Recensione



Ringraziamo Izzy Fortune, che sul suo blog ha recensito Making Movies. Potete leggere la recensione qui.

venerdì 27 marzo 2009

Saxophone Street Blues su Società dei Poeti Morti

Ringraziamo Penelope Silver, che ha recensito Saxophone Street Blues sul blog Società dei Poeti Morti.

domenica 11 gennaio 2009

Saxophone Street Blues su Il Punto Citylife

Silvia Dallo, che ringraziamo, ha recentemente recensito Saxophone Street Blus su Il Punto Citylife di Torino.

P.S.: Belial torinese...?

mercoledì 12 novembre 2008

Saxophone Street Blues su Rivista Sconosciuta

Segnaliamo (con ritardo) una recensione firmata da Max. Potete leggerla qui.

martedì 17 giugno 2008

Saxophone Street Blues su Mangialibri

Su Mangialibri, David Frati recensisce Saxophone Street Blues. Qui.

lunedì 17 marzo 2008

Saxophone Street Blues su Lo Sguardo Nascosto

Mini-recensione di Max P. Qui.

lunedì 11 febbraio 2008

L'Uomo che Cade - La Recensione di Belial

Che cosa c'è da aspettarsi da un uomo di settantadue anni? Da un autore che già da molto tempo è considerato tra i più grandi, nel suo paese e nel mondo? Da uno scrittore che, per la sua forza profetica, per la sua capacità di fondere finzione e realtà, per opere monumentali come Underworld, potrebbe tranquillamente portarsi a casa un Nobel per la letteratura?
Un'opera senile, verrebbe da dire. Un capolavoro stanco, senza più invenzioni, tematiche già esaurite nelle pagine di un passato profetico (Libra). Tanto più dopo la mezza stroncatura apparsa sul New York Times e firmata dal premio Pulitzer Michiko Kakutani.
Ma francamente, L'uomo che cade, è un romanzo di tale potenza da farci seriamente sospettare che anche il New York Times, di tanto in tanto, spari delle gran stronzate.


In queste 257 pagine, d'accordo, non c'è il DeLillo tagliente ed ironico di Rumore Bianco, né quello, titanico e inarrivabile, di Underworld. Eppure L'uomo che cade va classificato, più che nel declino della senilità, nel pieno della maturità dell'autore italoamericano.
Sarebbe riduttivo dire che DeLillo ha raggiunto la più alta padronanza nell'arte della parola scritta; ogni capitolo di questo romanzo ha la solidità del classico e la forza di un'autorialità collaudata ed inimitabile. Ma nell'Uomo che cade DeLillo si dimostra soprattutto maestro del non dire.
I rischi di trattare la questione dell'11 Settembre sono infiniti. Tanto più per un autore americano e Newyorkese. Aderire alla teoria del complotto? Negarla completamente? Demonizzare i terroristi? O magari umanizzarli? Essere apologetici nei confronti di Bush e della guerra? O piuttosto del mondo islamico?
Oliver Stone ha scelto di non fare niente di tutto questo, regalandoci un film del tutto inutile.
Don DeLillo ha scelto di non fare niente di tutto questo, sfruttando il nostro inconscio collettivo; non ha bisogno, DeLillo, di mostrare quello che tutti abbiamo già visto nell'infinita esposizione mediatica delle stesse immagine di morte. Il gioco di ellissi, di metafore, di rimandi e di invenzioni come Bill Lawton, o l'anonimo perfomance artist) ha una forza tale che l'autore può permettersi il lusso di non nominare mai l'evento su cui il romanzo è imperniato. Non si tratta di politica, né di giornalismo o di speculazione. Questa è letteratura.
Certo Don DeLillo ha già scritto grandi pagine sul terrorismo, sulla dissoluzione dell'impero americano, sulla crisi della famiglia, sul gioco d'azzardo, sulla morte. Ma questo nulla toglie al valore dell'Uomo che cade. Quando, fra molti anni, le opere di finzione ispirate all'11 Settembre 2001 riempiranno intere biblioteche, questo sarà uno dei libri che vorremo ricordare, quello che torneremo a leggere e rivalutare. Con buona pace del New York Times.


Grazie, Donnie.

mercoledì 6 febbraio 2008

Saxophone Street Blues su RivistaCulturale

RivistaCulturale parla di Las Vegas e segnala Saxophone Street Blues. Qui.

venerdì 1 febbraio 2008

Saxophone Street Blues su Musicaos

Recensione (PULP) di Luciano Pagano. Qui.

domenica 27 gennaio 2008

Saxophone Street Blues su Vertigine

Rossano Astremo saluta i primi tre titoli di Las Vegas, includendo un breve giudizio a Saxophone Street Blues. Qui.

venerdì 11 gennaio 2008

Saxophone Street Blues su Arcilettore

Qui.