Belial coltiva, tra gli altri, il vizio della scrittura. Ha scritto i romanzi Saxophone Street Blues (2008, Las Vegas) e Making Movies (2009, Las Vegas).

venerdì 29 febbraio 2008

Premio Belial: Annuncio

Si conclude ufficialmente la prima edizione del Premio Belial per la Miglior Vita Fittizia. La giuria stilerà nei prossimi giorni la lista dei cinque vincitori!

martedì 19 febbraio 2008

Premio Belial: Biografia II di Libero Sanvito

Hector Luis Belial, ultimo di tre fratelli, nacque il 14 febbraio 1987 a Benemerito de las Americas, nella regione messicana del Chiapas. Il padre Gonzalo Belial gestiva un distributore di benzina sulla Carretera Fronteriza, la strada che costeggia il confine fra il Messico e il Guatemala. La madre, Carlotta de Manzi, una ricercatrice dell’Università di Siena, si era recata nella selva lacandona per studiare le comunità zapatiste, dove conobbe il futuro padre dei suoi figli.
La tranquilla vita di Hector venne sconvolta la sera del 4 luglio del 1991: la sua famiglia trovò la morte in un incidente stradale dal quale solo lui uscì illeso. La nonna materna, ricca figlia di industriali trevigiani, saputo dell’accaduto ottenne l’affidamento del giovane Hector. Il passaggio dalla libera e semplice vita messicana a quella formale e lussuosa della ricca provincia veneta non fu privo di difficoltà, ma egli seppe adattarsi. Studiò neli migliori istituti e terminò la scuola dell’obbligo a Parigi, dove conobbe le passioni della sua vita: la fotografia e la lettura.
Appena diciannovenne vide esposti i suoi scatti al prestigioso festival di Hyeres, all’interno di una personale intitolata “L’enfer, c’est le autre” (trad. “L’inferno, sono gli altri”) . Le sue foto, di chiara ispirazione esistenzialista, rappresentano secondo il critico E. Palomi “una società dove l’altro è visto come elemento ansiogeno, dove il crimine permea il quotidiano, dove la violenza si riscontra in ogni ambiente [...] immagini dove è possibile riconoscere una spietata critica alla società contemporanea. La macchina forografica è utilizzata da Belial come strumento di indagine e di denuncia”. La lettura di Camus, Hemingway e di Jodorowsky lo influenzano enormemente: a questi scrittori è dedicata la sua raccolta di racconti “Psicomagia, porte chiuse e fiesta”, premiato della prestigiosa Hoogenschool Antwerpen.
Hector Luis Bielal oggi studia al Royal College of Art di Londra, colleziona pacchetti di sigarette – da lui definite “l’ultima affermazione di libertà dell’ipocondriaco e sterile uomo moderno” – e prosegue la sua attività di fotografo e scrittore. “Saxophone Street Blues” è il suo primo romanzo.

martedì 12 febbraio 2008

Premio Belial: Biografia di Libero Sanvito

Hector Luis Belial nasce a Milano il 23 dicembre 1987, da padre originario di Maracaibo e da madre napoletana . Ragazzo intelligente e vivace, cresce nella casa della zia materna, la contessa Carlotta Biscaccianti dalla Fonte, alla quale venne affidato all’età di cinque anni, dopo che i genitori erano stati rapiti nei pressi di Ciudad Bolivar, in Venezuela. Fu questa la vicenda che segnò profondamente l’infanzia di Hector e che lo spinge ancor’oggi all’affannosa ricerca del padre e della madre, attraverso la fondazione “Carmela e Hosé Pacifico Bolivar”. Terminata la scuola dell’obbligo a Milano, conosce i due amori della sua vita: Martina, fotomodella di origini triestine, e la letteratura: legge Mishima, Majakovskij, Shakespere e Pasolini, autori che influenzeranno profondamente la sua visione del mondo. La voglia di scoprire e comprendere il presente che lo circonda lo portano a viaggiare: Cina, Turchia e Messico sono i paesi in cui, nonostante la giovane età, ha passato lunghi periodi a contatto con la popolazione locale, trovando così il materiale umano dal quale nasceranno i suoi personaggi. Oggi vive insieme alla sua ragazza a Cherso, isola della Dalmazia, dove trova la pace necessaria alla scrittura dei suoi libri.

lunedì 11 febbraio 2008

L'Uomo che Cade - La Recensione di Belial

Che cosa c'è da aspettarsi da un uomo di settantadue anni? Da un autore che già da molto tempo è considerato tra i più grandi, nel suo paese e nel mondo? Da uno scrittore che, per la sua forza profetica, per la sua capacità di fondere finzione e realtà, per opere monumentali come Underworld, potrebbe tranquillamente portarsi a casa un Nobel per la letteratura?
Un'opera senile, verrebbe da dire. Un capolavoro stanco, senza più invenzioni, tematiche già esaurite nelle pagine di un passato profetico (Libra). Tanto più dopo la mezza stroncatura apparsa sul New York Times e firmata dal premio Pulitzer Michiko Kakutani.
Ma francamente, L'uomo che cade, è un romanzo di tale potenza da farci seriamente sospettare che anche il New York Times, di tanto in tanto, spari delle gran stronzate.


In queste 257 pagine, d'accordo, non c'è il DeLillo tagliente ed ironico di Rumore Bianco, né quello, titanico e inarrivabile, di Underworld. Eppure L'uomo che cade va classificato, più che nel declino della senilità, nel pieno della maturità dell'autore italoamericano.
Sarebbe riduttivo dire che DeLillo ha raggiunto la più alta padronanza nell'arte della parola scritta; ogni capitolo di questo romanzo ha la solidità del classico e la forza di un'autorialità collaudata ed inimitabile. Ma nell'Uomo che cade DeLillo si dimostra soprattutto maestro del non dire.
I rischi di trattare la questione dell'11 Settembre sono infiniti. Tanto più per un autore americano e Newyorkese. Aderire alla teoria del complotto? Negarla completamente? Demonizzare i terroristi? O magari umanizzarli? Essere apologetici nei confronti di Bush e della guerra? O piuttosto del mondo islamico?
Oliver Stone ha scelto di non fare niente di tutto questo, regalandoci un film del tutto inutile.
Don DeLillo ha scelto di non fare niente di tutto questo, sfruttando il nostro inconscio collettivo; non ha bisogno, DeLillo, di mostrare quello che tutti abbiamo già visto nell'infinita esposizione mediatica delle stesse immagine di morte. Il gioco di ellissi, di metafore, di rimandi e di invenzioni come Bill Lawton, o l'anonimo perfomance artist) ha una forza tale che l'autore può permettersi il lusso di non nominare mai l'evento su cui il romanzo è imperniato. Non si tratta di politica, né di giornalismo o di speculazione. Questa è letteratura.
Certo Don DeLillo ha già scritto grandi pagine sul terrorismo, sulla dissoluzione dell'impero americano, sulla crisi della famiglia, sul gioco d'azzardo, sulla morte. Ma questo nulla toglie al valore dell'Uomo che cade. Quando, fra molti anni, le opere di finzione ispirate all'11 Settembre 2001 riempiranno intere biblioteche, questo sarà uno dei libri che vorremo ricordare, quello che torneremo a leggere e rivalutare. Con buona pace del New York Times.


Grazie, Donnie.

Premio Belial: Biografia V di Mony Taylor

Sono io, Hector Luis Belial. Sono nato ufficialmente il 5 Ottobre 1987, ma la mia storia è molto più lunga di quando possiate pensare.
Era il 20 Gennaio 1501 quando, all’età di 20 anni quando fui arruolato nell’esercito Francese col nome di Jacques LeBelle ed era il 13 ottobre 1501 quando col mio esercito conquistammo Napoli, in Italia. Durante quella notte io e i miei compagni andammo a bere e a festeggiare in una locanda. Ci fu un’imboscata e venimmo feriti dagli spagnoli, smaniosi anche loro di conquistare la zona partenopea.
Stavo morendo quella notte, assieme ai miei compagni, quando entrò una maga nella locanda e, vedendo lo scempio lasciato dagli spagnoli, cercò di curarci. Solo io rimanevo ancora vivo, ma con brutte ferite e con troppo sangue che fuoriusciva.
«Vuoi vivere?»
«Certo che voglio vivere!»
Un ragazzo come me di 20 anni non poteva di certo sapere a cosa andava incontro. La maga mi fece un sortilegio (o una maledizione?) e ben presto le mie ferite si rimarginarono e io tornai ad essere nel pieno delle mie facoltà fisiche e mentali.
Ahimé quella notte era meglio se fossi morto… La maga mi costrinse a vivere per l’eternità. Sarei morto solo se avessi guadagnato tanti soldi da farle erigere una statua d’oro tempestata di diamanti nella sua villa. La maga morì 20 anni dopo uccisa da me stesso che, in preda alla disperazione, la strangolai, ma la sua maledizione ancora persiste. Durante tutti questi anni ho cercato sempre di guadagnare più soldi possibili per metter fine a questa mia strana vita, ma ogni volta succedeva sempre qualcosa che mi faceva perdere i soldi (incendio, perdita dei soldi in borsa ecc…).
Il 5 Ottobre 1987 decisi di riprovarci ancora. Andai a registrarmi all’anagrafe con il nome di Hector Luis Belial. Volevo iniziare una nuova vita. Oggi ho di nuovo 20 anni e, malgrado la mia vera età, ancora mantengo il viso giovane. Spero che con la pubblicazione di questi libri riesca a guadagnare i soldi per metter fine a questa strana vita immortale.

Premio Belial: Biografia IV di Mony Taylor

Ettore Luigi Beli nacque il 10 Ottobre 1987 in Toscana. A lui sin dalla nascita era affidato il grande casato degli avi che da sette generazioni producevano olio e vino toscano.
Incurante del peso che gravava sulle sue spalle Ettore frequentò il liceo artistico e, mentre era tra i campi con il padre a imparare il suo futuro lavoro, disegnava.
Appena diventò maggiorenne il giovane Ettore decise di pubblicare il primo libro rubando i soldi dalla cassaforte di famiglia. Lo pseudonimo di Hector Luis Belial fu scelto per non destare curiosità da parte della famiglia che non ne voleva sapere di abbandonare l’importante azienda di famiglia per dar sfogo alle passioni dell’unico figlio.
È per questo che Hector Luis Belial non concede mai interviste e non vuole rivelare la sua biografia. Sta di fatto che giorni fa, durante la potatura delle vigne, mi diede la possibilità di scrivere tre righe sulla sua vita, a patto che non vengano mai pubblicate sui giornali locali.
Ettore Luigi Beli oggi è comproprietario, assieme al padre, dell’azienda di famiglia e scrive anche libri sotto lo pseudonimo di Hector Luis Belial.

Premio Belial: Biografia III di Mony Taylor

Il 30 Settembre 1987 nacque a Milano Hector Luis Belial. Il padre morì di lì a poco, era un camionista e fece un incidente sull’autostrada. La madre, tatuatrice, si prese da subito cura del giovane insegnandogli la sua arte.
Hector Luis Belial frequentò le elementari e le medie nella scuola pubblica, dove rimase bocciato due volte. Al momento della scelta delle superiori decise di lasciare tutto per occuparsi del negozio della madre. Fu così che dai 16 anni Hector Luis Belial divenne un importante tatuatore. Tra i clienti del negozio cominciarono a farsi vedere anche celebri star italiane. Un giorno Hector Luis si innamorò di una famosa attrice più grande di lui di 10 anni. La sera stessa la invitò a cena.
La giovane, Caterina Doni, corrisposte l’amore e si fidanzarono.
I giornali scandalistici scoprirono dopo una sola settimana il legame tra i due, ma a parte gli scandali, niente e nessuno li separò.
Appena Hector Luis compì i 18 anni decise di sposarsi con Caterina ed ebbero subito un figlio: Johnny T. Belial. Hector dei due nomi scelse il secondo e, data l’indecisione tra i nomi di Tiziano e Tapparo decise di chiamarlo semplicemente per l’iniziale. Fu durante la gravidanza della moglie che Hector Luis Belial cominciò a scrivere, dapprima solo lettere d’amore, poi veri e propri libri.
Oggi Hector Luis Belial vive a Milano con la moglie Caterina Doni che ha ripreso il suo lavoro di attrice e il figlioletto Johnny T. La madre è morta un anno fa e ora riposa accanto al marito nel giardino della villa Belial (comprata dopo il successo del primo libro di Hector Luis).
Il negozio di tatuaggi apre solo 3 giorni alla settimana: lunedì, martedì e mercoledì. Si dice che bisogna prenotare 1 mese prima per farsi un tatuaggio.